sabato 14 dicembre 2013

Destinazione Italia, comunicato stampa

Fabrizio Premuti Presidente di Konsumer Italia “impianto normativo positivo che avrebbe avuto bisogno di maggior coraggio nella RC Auto e maggior chiarezza nell’energia.”
Dopo mesi di stallo finalmente ci accorgiamo che c’è un Governo, l’impianto normativo del primoCdM  senza Forza Italia porta una ventata di novità anche sul fronte consumatori, come la fine del finanziamento pubblico a pioggia ai partiti e gli incentivi sugli acquisti dei libri, norme che iConsumatori apprezzano. Nel contempo affronta il nodo del caro energia su cui per Konsumer Italia pur apprezzando il complesso delle decisioni assunte, ritiene che di più si poteva fare nell’incideresul costo della bolletta agendo sul CIP6 ed evitando i finanziamenti alle “fonti rinnovabili assimilate” che nulla hanno di rinnovabile e che pesano sulla bolletta degli Italiani per circa 900 mln di euro, o/e eliminare il contributo che paghiamo per lo smantellamento delle centrali nucleari. In merito alla certificazione energetica, Konsumer Italia, ritiene che sarebbe opportuno verificare l’effettiva corrispondenza della certificazione agli edifici in quanto in tale ambito si annidano enormi zone di nebbia alzata da furbetti di turno che andrebbe dissipata con controlli puntuali e mirati alle false o moltiplicate certificazioni.
Sulla Rc Auto, accogliamo con grande favore l’indicazione di sconti in cambio di impegni contrattuali dell’assicurato, quello che ci chiediamo è: chi pagherà questi sconti essendo in un sistema chiuso? La logica ci dice che per ogni sconto applicato altri utenti riceveranno un aumento solo in parte mitigato dal recupero che si avrà sul fronte della lotta alle frodi. In particolare sulla scatola nera vorremmo maggiore e specifica attenzione alle funzioni di sicurezza che la stessa può fornire all’utenza incidendo non solo sui costi assicurativi ma anche su quelli sociali. Le Compagnie potrebbero, come nel 2001 ricorrere alla corte di giustizia UE accusando di dirigismo il Governo. Effetti politici che si scaricherebbero sui governi futuri, ma comunque sull’Italia. Perché con un po’ più di coraggio non si è affrontato il nodo danno Biologico? Perché non si è superato l’attuale sistema bonus malus? Le risposte, siamo certi, non tarderanno ad arrivare, il cantiere RC auto resta aperto.

martedì 10 dicembre 2013

Convegno, Rc Auto facciamo il punto!


Per combattere il caro tariffe, per abbattere le frodi e le speculazioni, per mettere in sicurezza il sistema. La sostenibilità prima di tutto!!!
Konsumer Italia, ACU-Associazione Consumatori Utenti, Movimento Difesa del Cittadino insieme per proporre alle imprese di Assicurazione un nuovo patto che impegni la politica a rispettare le aspettative dei cittadini senza più servitù di lobbies e clientele.
Diminuire la RC auto è possibile, gli strumenti esistono, le condizioni anche. Manca, per ora, solo la volontà politica.


Venerdì 13 Dicembre 2013 ore 9,00
Sala del refettorio - Palazzo San Macuto - Camera dei Deputati - via del seminario 76 - Roma

Rc Auto, facciamo il punto!

Istituzioni - Regolatori - Consumatori - operatori a confronto, le aspettative, le criticità, le proposte.

Programma:
Ore 9.00 saluti Istituzionali: 
On. Leonardo Impegno ( PD ) Commissione attività produttive della Camera dei Deputati

Ore 9.30 introduzione: 
Fabrizio Premuti Presidente Konsumer Italia
Alessandro Santoliquido Dir. gen. Sara Ass.ni

Ore 10.30 tavola rotonda: 
modera Maurizio Caprino - Sole 24 ore
partecipano: 
Luigi Viganotti presidente Acb broker
Giovanni Calabrò Dir. gen. AGCM
Massimo Greco Dirigente servizi assicurativi MISE
Paolo Panarelli Dir gen Consap
Marco Recchi Vicepresidente Konsumer Italia
Massimo Congiu Presidente Unapass
Rossella Sebastiani uff. Normativa auto ANIA
Antonio Longo Presidente MDC

Ore 12.00 spazio provocazioni:
Roberto Cortesi Dir. Marketing e b2b Viasatgroup
Andrea Arcesi Resp. Konsumer a due ruote
Claudio Donati Segr. Gen Assotir

Ore 12.30 secondo giro tavola rotonda

Ore 13,30 conclusioni:
Fabrizio Premuti Presidente Konsumer Italia.

Chi fosse intenzionato a partecipare al convegno è pregato di prenotarsi inviando una mail su info@konsumer.it, i posti sono limitati a 100. Per gli Avvocati sono previsti 4 crediti formativi, il convegno è anche evidente nel sito dell'Ordine di Roma.

martedì 19 novembre 2013

Territorio a rischio, Smart City ma anche Smart Ground

È da tempo che si sente usare il termine Smart City ( città intelligente ), per definire i progetti che, sotto la spinta dell'Unione Europea, possano rendere più vivibili le nostre città. Progetti che rendano i nostri edifici eco-sostenibili, volti a sviluppare e diffondere l'utilizzo di energie rinnovabili, migliorare il ciclo dei rifiuti, ottimizzare i servizi pubblici, informatizzare i servizi al cittadino, insomma: raggiungere l'obiettivo di migliorare la qualità della vita dei cittadini e semplificarne i rapporti con le amministrazioni.
Tante città rivendicano progetti Smart, con eccellenze europee anche in Italia. Certo, ogni tanto, leggiamo che qualche amministrazione locale rivendichi l'esser diventata Smart, dopo aver sistemato qualche semaforo intelligente, ma, si sa, la propaganda è dura a morire. Il progetto Smart City è strettamente collegato al lancio e alla realizzazione dell'Agenda digitale da parte del Governo, arenata nelle secche della burocrazia, un impegno duro e faticoso sulle spalle di Francesco Caio, commissario ad hoc, un impegno gravoso che va certamente sostenuto. Tra alti e bassi, i progetti incominciano a decollare, soprattutto, perché la qualità della vita dei cittadini è un obiettivo sacrosanto, ma, alla luce di ciò che sta accadendo nei nostri territori, a seguito delle prime precipitazioni autunnali, ci preme sottolineare che, in contemporanea con la prospettiva Smart, occorra risolvere definitivamente il problema del nostro equilibrio idrogeologico. L'Italia ha un serio problema derivante dalla propria morfologia e da una storia caratterizzata da un'edilizia selvaggia e poco sicura. Concentrare le forze per un intervento serio sul nostro territorio, per evitare che ad ogni precipitazione o calamità naturale, si debbano contare i morti ed i crolli. Oggi è l'emergenza della Sardegna, ieri l'Emilia Romagna, per non dimenticare l'Abruzzo, la Calabria o la Liguria. È il territorio nazionale ad aver bisogno di un piano di messa in sicurezza senza precedenti ( difficile trovare precedenti, poiché mai nulla si è fatto in questo senso ), un piano in cui mettere risorse e chiedere all'Europa un sostegno anche regolamentare ( fuori bilancio ogni intervento volto in questa direzione ). Prima di avere una Smart City occorre avere un territorio in equilibrio, perché la qualità della vita la ottieni soprattutto se, quella vita, non sarà spazzata via dalle prime piogge autunnali.
Smart City? In Italia occorre investire soprattutto per avere Smart Ground, i cittadini italiani ne hanno decisamente bisogno.

La proclamazione dello stato di emergenza per la Sardegna, misura dovuta e necessaria, ripropone purtroppo una liturgia nota che muove sempre e solo a valle dei disastri. Le esigenze di bilancio non possono essere lo scudo per giustificare l'incuranza in cui versa la protezione del territorio nell'intero Paese. Il caso di Olbia, dove ingenti somme disponibili per interventi di protezione non possono essere usate per il cappio del patto di stabilità, è esemplare. E' arrivato il momento delle scelte, la sicurezza dei cittadini non può dipendere dai risultati di astratti algoritmi contabili.
Konsumer chiede al presidente Letta di investire e non di spendere come avviene ora, mediamente 3 miliardi di euro l'anno per gli interventi ormai fin troppo parziali di ripristino su disastri accaduti per cause naturali. Se la legge sulle coperture assicurative per danni catastrofali fosse realtà, queste somme sarebbero state utili per fare prevenzione.

lunedì 11 novembre 2013

Libretto Rosso delle Assicurazioni, intervista al Presidente di Konsumer Italia

Marco Mambretti, presidente Aicis e Fabrizio Premuti, presidente Konsumer Italia, sul costo delle polizze Rca nell'editoriale del Libretto Rosso dell Assicurazioni allegato a Quattroruote di novembre
Poche novità e ancora tanto da fare
Per contenere davvero i costi occorre una riforma seria nel settore
Ci piacerebbe poter dire i problemi evidenziati lo scorso anno, in occasione dell'11ª edizione del Libretto Rosso delle Assicurazioni, siano stati affrontati e risolti. Purtroppo, però, non è così. In questo fascicolo abbiamo rilevato un nuovo calo delle polizze riferite ai profili considerati, ma si tratta di una verità a due facce: come vedremo, la riduzione è una media e non vale per tutte le compagnie e tutti profili. Il quadro del RC auto è sostanzialmente fermo: rispetto ai 12 mesi fa non ci sono grosse novità, salvo il fatto che si parla con sempre maggiore insistenza di scatole nere, revisione delle lesioni oltre nove punti di invalidità permanente e riparazione in forma specifica. Come se i problemi dell'assicurazione obbligatoria fossero tutti qui. Certo, l'incertezza politica ha pesato sul mancato riordino del settore, con i governi che si sono succeduti impegnati in tutt'altre faccende: basti pensare alla messa in naftalina della polizza base. Ma quanto tempo dovrà ancora passare prima che il legislatore si decide rimettere in carreggiata un sistema ormai zoppo, che penalizza gli utenti e li costringe a pagare premi inutilmente salati? La R.C.A. auto è una delle maggiori voci di spesa nella gestione di un veicolo, se non la maggiore. Il paradosso è che quello che dovrebbe essere un servizio, cioè la copertura assicurativa, sta diventando un lusso, rendendo troppo oneroso per le famiglie possedere un'automobile. Ma ecco, qui di seguito, gli otto temi che sono di maggiore attualità.

1 Era la polizza base, è diventata la polizza fantasma

Lo scorso anno l'avevamo annunciata come una certa dose di speranza: la polizza base, quella senza fronzoli, capace finalmente di permettere un vero confronto tra le tariffe, sembrava destinata a dare una bella scossa all'offerta del mercato assicurativo. E invece, con grande rammarico, ci ritroviamo a constatare che non se n'è fatto nulla. Il contratto Rc auto  nudo e crudo, uguale per tutte le compagnie, che non contiene alcuna clausola accessoria ed ha condizioni standard è stato lasciato cadere nel dimenticatoio, vittima della mancanza delle norme operative e di un modo di fare tipicamente italiano in cui la politica preferisce gli annunci ai fatti. Era un'idea, quella della polizza base, che - seppur con qualche aspetto ancora migliorabile - rappresentava davvero una ventata di aria nuova in un mondo tendenzialmente ingessato e poco incline ai cambiamenti. Niente, tutto fermo, come se non fosse successo nulla. Con un'aggravante: nelle stanze dove vengono prese le decisioni non se ne sente più parlare è il legislatore non sembra più avere la stessa voglia di un anno fa di tradurla in pratica. «non mi sembra che ci sia più la stessa volontà di arrivare un sistema di comparazione che sia comprensibile per tutti», avverte Fabrizio Premuti, presidente dell'associazione di consumatori Konsumer Italia ed esperto di assicurazioni: «si sta lasciando questo importante compito ai compratori privati che, proprio perché privati, rispondono a logiche commerciali e non in funzione dell'interesse generale». Tutto questo nuoce alla concorrenza? Sì, senza ombra di dubbio: anche se il consumatore ha oggi molte più carte da giocare (i siti delle compagnie, il comparatore dell'Ivass, quelli privati, eccetera) rispetto al passato, non si può pretendere che tutti gli automobilisti siano in grado di districarsi tra le insidie delle clausole e delle condizioni: in quest'ottica, la polizza base avrebbe davvero rappresentato un aiuto importante.

 2 Gli incidenti calano, però alcuni premi restano elevati

il numero degli incidenti, anche per il minor numero di vetture in circolazione, è decisamente calato. Sarebbe quindi lecito attendersi una riduzione dei prezzi delle R. C. auto, visto che sono strettamente legati ai costi sostenuti per risarcire i danni. Ma la cosa non è accaduta: al calo dei sinistri, infatti, finora non è seguita una discesa degli oneri sostenuti dalle assicurazioni per risarcire i danneggiati, a causa dell'aumento dei costi di riparazione delle vetture e delle lesioni oltre i nove punti di invalidità permanente. «Se prima potevamo pensare che qualcuno barasse», sostiene Fabrizio Premuti di Konsumer Italia, «adesso che gran parte dei risarcimenti passa per la stanza di compensazione del risarcimento diretto e che c'è un comitato tecnico dedicato quest'ultimo, con dentro l'autorità di settore, le imprese e due rappresentanti dei consumatori, i numeri sono molto più leggibili e trasparenti. Se nel sistema R.C. auto, poniamo, si raccolgono € 100 di premi e se ne spendono 120 per i sinistri, le tariffe sono insufficienti e vengono aumentate. Se invece, il rapporto è inverso, le tariffe diminuiscono. Ma si tratta di una riduzione modulare, che viene attuata compagnia per compagnia, secondo i risultati conseguiti sui diversi profili di rischio. Il che significa che in media, nei numeri assoluti, le tariffe possono ridursi, ma che al tempo stesso il premio richiesto ad alcuni profili, spesso proprio i più diffusi, aumenta».

 3  Volete la scatola nera? Allora ci deve essere il maxi-sconto

Oggi si torna a parlare di scatola nera: Quattroruote ha sempre espresso grosse perplessità sulla sua introduzione. Tralasciando per un attimo la questione della riservatezza e della gestione dei dati acquisiti dei sistemi elettronici, resta lo scoglio dei costi che le compagnie vorrebbero scaricare sugli automobilisti. Oppure fare finta di accollarseli, salvo poi recuperarle spalmandoli su tutte le polizze, grazie alla mutualità. Come si può immaginare, si tratta di questioni spinose di non facile soluzione. In teoria la scatola nera potrebbe consentire alle assicurazioni di proporre sul mercato un R. C. auto "a consumo", dove si paga in base all'effettivo uso della vettura, superando le oggettive difficoltà di questo tipo di tariffazione. Oggi alcune compagnie offrono questa opportunità, ma l'accesso al servizio non è sempre agevole alla portata di tutti. Inoltre, il costo complessivo non è concorrenziale rispetto a quello di una polizza tradizionale. Una scatola nera appositamente programmata, invece, permetterebbe a un'impresa che vuole rinnovarsi sul serio di fare un deciso balzo in avanti nell'offerta assicurativa. Siamo sicuri, però, che si voglia percorrere questa strada? L'impressione è che l'adozione del dispositivo elettronico sia soltanto un modo per amministrare le informazioni degli utenti e per verificare, in caso di incidente, la congruità dei dati dichiarati nella denuncia in funzione antifrode. E tutto ciò con tariffe non troppo dissimili dalle attuali. Se però le compagnie iniziassero proporre sconti davvero sostanziosi, magari attorno al 50%, siamo certi che molti automobilisti virtuosi accetterebbero di buon grado di farsi "sorvegliare" durante la guida...

 4  Danno biologico: è il momento di cambiare le regole

«Per spiegare l'importanza del problema» , avverte Marco Mambretti, presidente dell'Aicis (una delle maggiori associazioni dei consulenti di infortunistica stradale), «bisogna guardare ai numeri. Nel 2012, fatto 100 il totale dei soldi spesi dalle compagnie per risarcire i danni, il 13% se n'è andato per i ricambi, il 17% per il costo della manodopera, poco più del 21% per le lesioni fino a nove punti di invalidità e, tralasciando alcuni punti percentuali bruciati nei costi collaterali dei sinistri, ben il 46% è stato speso per risarcire le lesioni più gravi, quelle oltre nove punti di invalidità. Per questa ragione le compagnie spingono verso l'adozione di un parametro unico nazionale, mentre oggi ogni decisione sull'ammontare degli indennizzi è lasciata ai tribunali, quindi con grande disparità tra una provincia e l'altra».
E anche se in tutta Italia è consuetudine fare riferimento alle tabelle usate dal tribunale di Milano, resta alquanto sfumato il concetto di danno biologico e del suo corrispettivo in euro. Secondo Fabrizio Premuti di Konsumer Italia, «quelli derivanti da responsabilità civile medica, da incidente stradale e da lavoro valgono, rispettivamente, 5, 3 e 1: tutto questo sa d'incostituzionalità assoluta, di parzialità e di falsità. È necessario accordarsi per far sì che il danno biologico abbia valori economici uguali e convenzionali, prescindendo dalla causa che lo ha generato e superando le speculazioni che accadono a seconda se a pagare sia un soggetto privato o uno pubblico». Un accordo, tuttavia, che non dev'essere al ribasso, fatto cioè sulla pelle degli automobilisti. Ovviamente, le compagnie cercano in tutti i modi di arginare costi in maniera lineare, ma se da un lato è lecito che lo facciano abbattendo gli sprechi o gli eccessi, dall'altro è opportuno vigilare per impedire che ciò sia troppo penalizzante per chi si fa male sulle strade.

5  Si continua a chiudere un occhio sulle parcelle degli avvocati

Il sistema del risarcimento diretto è stato scardinato e così com'è non funziona più: lo abbiamo detto e lo ribadiamo con fermezza. Le compagnie cercano, per motivi di costo, di accorciare la filiera della stima dei danni escludendo i periti, ma siamo sicuri che questa sia la strada giusta? «Il codice delle assicurazioni dice Marco Mambretti dell'Aicis, «aveva, tra gli altri compiti, quello di ridurre gli oneri impropri legati alla gestione del sinistro, dalla denuncia sino alla liquidazione. Ma così non è stato. Per risparmiare, le assicurazioni vorrebbero eliminare l'intervento del perito, accontentandosi del preventivo della carrozzeria convenzionata. Il vero problema, però, non è il costo ormai basso della perizia, ma il fatto che da anni le compagnie hanno chiuso un occhio sugli onorari di patrocinio legali che la norma sul risarcimento diretto escludeva. Avvocati consulenti hanno così continuato a incassare parcelle non dovuta per legge, nascosti negli assegni di risarcimento. Non solo: le assicurazioni vogliono usare il meno possibile fiduciario, ma non si preoccupano di eventuali speculazioni nelle carrozzerie, che spesso vengono lasciate senza controllo alcuno». Un malcostume tollerato dalle compagnie che, invece di intervenire con fermezza sugli oneri parassiti, in questi anni hanno preferito riversarli sui premi di tutti gli assicurati.

 6  Le compagnie sono sempre meno presenti sul territorio

Se da un lato le compagnie dichiarano gran voce di voler combattere le truffe chiedendo anche l'istituzione di un'apposita agenzia antifrode, dall'altro si muovono lasciando buchi che finiscono per ampliare i margini di manovra dei truffatori. Basti considerare la progressiva perdita di capillarità degli ispettorati sinistri delle assicurazioni alla riduzione del numero degli impiegati competenti in materia. «Sono sempre più rare le aree presidiate da uffici diretti delle imprese dedicate alla liquidazione dei sinistri», racconta Fabrizio Premuti di Konsumer Italia; «Le perdita di contatto con il territorio non ha certo favorito controllo, dando al contrario la stura all'aumento delle pratiche scorrette e fraudolente da parte della criminalità organizzata specializzata nelle frodi assicurative. Per questo assistiamo sempre più spesso a indagini dalle quale emergono filoni di fronti che coinvolgono decine, se non centinaia, di persone. Avvocati, periti, medici, cittadini, dipendenti: nessuna categoria, o quasi, resta senza la propria rappresentanza».

 7  Una buona notizia: finalmente arriva il contrassegno elettronico

Come abbiamo visto, una delle condizioni essenziali per la discesa delle tariffe e il contrasto alle frodi. A questo proposito, l'arrivo del contrassegno elettronico di assicurazione è certamente una buona notizia per gli automobilisti. Perché darà la possibilità di fare controlli automatici sui veicoli circolanti con la speranza di arginare il fenomeno delle auto che viaggiano sprovvisti di copertura. E porrà un freno alla piaga delle polizze fasulle. Esiste tuttavia, un'ulteriore buona notizia: per funzionare, il contrassegno elettronico dovrà far riferimento la banca dati dei veicoli assicurati, che finalmente potrà essere davvero efficiente è usata anche in funzione antifrode. Sarà alimentata dagli agenti assicurativi e le compagnie ne saranno responsabili. Si tratta di un buon punto di partenza: quello di arrivo dovrebbe essere la possibilità da parte dell'archivio sinistri di incrociare i dati con quello dei veicoli assicurati dei testimoni, svelando truffe e speculazioni.

8  Risarcimento in forma specifica: che garanzie può dare?

Si torna a parlare con insistenza anche del risarcimento in forma specifica, cioè di rendere obbligatoria, in caso di incidente, la riparazione del veicolo, invece di corrispondere un indennizzo in denaro. Le compagnie, che ovviamente caldeggiano questa soluzione, lo vogliono permettere un freno alla crescita dei costi di riparazione. Ma le incognite sono numerose. «I risarcimenti in forma specifica», avverte Marco Mambretti della Aicis, «è un modo non solo per controllare direttamente i costi della riparazione, ma anche per evitare di pagare cose come fermo tecnico, la svalutazione eccetera. Insomma, un espediente che rasenta la furbizia. Io non vorrei rendere obbligatorio, ma su base volontaria, in cambio di uno sconto sostanzioso sulla polizza. Anche perché, non nascondiamolo, non c'è alcuna garanzia che la riparazione sarà poi davvero svolto a regola d'arte, visto che il cliente è costretto a rivolgersi a un carrozziere qualunque, non certo quello di fiducia».E proprio così: come da Quattroruote più volte scritto, già da qualche tempo diverse compagnie stanno proponendo ad alcune carrozzerie di affiliarsi e diventare convenzionate. Questo significa che, a fronte di un aumento del lavoro perché l'assicurazione “canalizza” una parte dei danneggiati, al carrozziere si chiede un forte sconto sulla tariffa della manodopera. Dello stesso avviso è anche Fabrizio Premuti di Konsumer Italia, che sottolinea come «la strada per ora sia quella di convenzionare al minor prezzo possibile il riparatore, che così diventa fiduciario dell'impresa senza alcuna garanzia in più per il consumatore e senza alcuna certezza di assistenza futura e di sconto sulla polizza».

Fonte: Quattroruote novembre 2013 - Libretto Rosso delle Assicurazioni

sabato 9 novembre 2013

Nasce Konsumer Italia - Regione Calabria

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Ha introdotto i lavori costituenti il presidente Nazionale Fabrizio Premuti il quale ha illustrato ai partecipanti le finalità di KONSUMER ITALIA, il progetto e la costituenda rete nazionale.
L’assemblea ha quindi nominato, su  indicazione dello stesso presidente nazionale, l’avv. Nicola De Blasi quale coordinatore regionale di KONSUMER ITALIA, il quale ha, da subito, manifestato l’intenzione di costruire una rete regionale mediante l’apertura di sedi e sportelli nelle principali città calabresi ma anche nei paesi più popolosi dove è avvertita l’esigenza di tutela dei diritti dei consumatori.
Durante la riunione è stato dato atto della convenzione stipulata da KONSUMER ITALIA con ACU –Associazione Consumatori Utenti- finalizzata anche alla costituzione di una Federazione tra Associazioni dei Consumatori indipendenti che abbia quale scopo quello di essere sempre più presenti sul territorio e di assurgere a punti di riferimento per tutti quei consumatori-utenti-contribuenti che dovessero avere bisogno di informazioni, assistenza e tutela sulle tematiche del consumo. 
Tali servizi, che KONSUMER ITALIA Regione Calabria si propone di attivare, saranno totalmente gratuiti e verranno dispensati da personale volontario con competenze e conoscenze acquisite sul campo.
Il neo coordinatore regionale di KONSUMER ITALIA – REGIONE CALABRIA avv. Nicola De Blasi ha quindi annunciato di aderire, insieme ad ACU CALABRIA, rappresentata dal presidente regionale avv. Sergio Tomaino,  alla giornata denominata “Legalità, mi piace” organizzata per il prossimo 11 novembre da Confcommercio Nazionale.
L’iniziativa è inserita in un progetto promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico avente ad oggetto la lotta alla contraffazione.

L’avv. De Blasi ha dichiarato che «In un momento in cui la crisi economica colpisce indistintamente tutti i territori e tutti i settori produttivi - per colpa anche di una pressione fiscale insostenibile e di una tangibile crisi del denaro circolante - la lotta alla contraffazione deve essere un impegno di tutti i cittadini, anche singolarmente presi, che hanno il dovere di difendere l’economia, il lavoro ma soprattutto il diritto alla salute.
La contraffazione è un danno per tutti, per l’economia, per le imprese, per il lavoro,  per il made in Italy, per la salute dei cittadini che vanno, pertanto, informati sul fenomeno ed educati alla legalità.
L’impegno delle Associazioni dei Consumatori  è, quindi, determinante per cui invito tutti  a segnalare eventuali casi di vendita di beni contraffatti sia alle forze dell’ordine che ai numeri 06 47055800 e 06 47055750 (fax)».

KONSUMER ITALIA IL COORDINATORE REGIONALE PER LA CALABRIA - AVV. NICOLA DE BLASI

domenica 27 ottobre 2013

LE IDEE E LE PROPOSTE PER UNA ITALIA RINNOVABILE

L’Italia deve scegliere un futuro energetico incentrato su fonti rinnovabili e efficienza. Oggi è possibile ridurre fortemente la dipendenza dalle fonti fossili, che fanno male alla salute delle persone, danneggiano l’ambiente e aggravano la crisi economica. E qui è l'interesse dell'Italia e di tutti i cittadini, ma anche l’unica prospettiva di sviluppo che permette di fermare i cambiamenti climatici, ridurre la povertà e garantire la pace.

Vogliamo un Paese che sappia pensare al futuro e porsi obiettivi ambiziosi, in ambito nazionale ed europeo con target obbligatori su rinnovabili ed efficienza, emissioni di CO2 al 2030. La rivoluzione energetica iniziata in questi anni con oltre 600mila impianti distribuiti nel nostro Paese e oltre il 35% dei fabbisogni elettrici soddisfatti nel 2013 deve continuare e contribuire a innovare tutti i settori, per creare nuove opportunità e lavoroVogliamo costruire un alleanza di associazioni, imprese, organizzazioni sociali che dia voce a questa domanda di cambiamento condivisa dalla larga maggioranza dei cittadini italiani.

Oggi la sfida è diversa da qualche anno fa, quando attraverso gli incentivi si è contribuito a promuovere gli investimenti, perché passa per alcune scelte coraggiose capaci di accompagnare una innovazione diffusa nel territorio e di creare opportunità di risparmio energetico e in bolletta.Liberando l’autoproduzione da fonti rinnovabili. Perché è possibile aprire una fase nuova nella generazione energetica, dove poter cogliere appieno i vantaggi di un modello che avvicina la domanda di energia e una produzione pulita e efficiente direttamente negli edifici o nelle aziende.Per riuscirci occorre muovere quei cambiamenti che i Ministri Passera e Zanonato, l’Autorità per l’Energia hanno reso praticamente impossibiliossia poter scambiare energia con la rete elettrica (tanto produco con il mio impianto sul tetto, tanto prendo dalla rete, il sistema di scambio sul posto), ridurre la domanda di energia dalla rete attraverso autoproduzione, efficienza e sistemi di accumulo con batterie, gestione di reti e utenze locali (SEU e RIU i nomi tecnici) che permetterebbero, come avviene in Germania, a Comuni, cooperative e aziende, di realizzare questo tipo di innovazioni. Cancellando miliardi di Euro di sussidi alle fonti fossili dalle bollette. Tra sussidi diretti e indiretti, sconti ai grandi consumatori e oneri impropri, sono diversi miliardi di Europrelevati direttamente in bolletta a cui aggiungere altre forme di sussidio che non gravitano in bolletta e di cui beneficiano persino centrali a carboneSono benefici da cancellare immediatamente per spostarli su interventi di efficienza che aiutino le imprese e le famiglie a ridurre i consumi e quindi la spesa energeticaLiberando da criminalità e appetiti mafiosi il settore delle rinnovabili. Perché in questi anni sono stati troppi gli episodi di illegalità nel settore e perfino di infiltrazioni della mafia in alcuni impianti. La responsabilità è in un quadro di regole nazionali e regionali inadeguato a garantire la trasparenza, in un sistema di incentivi che non premia gliinterventi ben fatti e gli imprenditori onesti, per dare certezza agli investimenti. Serve un salto di qualità attraverso regole che permettano di dare certezze agli interventi integrati nel territorio, compatibili con l’ambiente e il paesaggio, semplificando le autorizzazioni per gli impianti più piccoli e chiarendo vincoli e valutazioni per quelli più grandi. Creando finalmente le condizioni per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio. L'efficienza energetica deve diventare la chiave per affrontare i problemi di degrado di milioni di edifici costruiti senza alcuna attenzione al risparmio energetico e al rischio statico e sismico che interessano direttamente milioni di famiglie italiane. I fondi strutturali europei 2014-2020 possono diventare la leva di questo cambiamento perarrivare a individuare e finanziare gli interventi che aiutano le famiglie, le amministrazioni pubbliche, le imprese a riqualificare gli edifici. Per uscire dalla crisi serve il coraggio di individuare politiche nuove nelle città e in edilizia, per arrivare anche a fermare il consumo di una risorsa non rinnovabile come il suoloPerché è in particolare nelle case e nei condomini che oggi diventa possibile creare le condizioni per cui si possa beneficiare di un sistema energetico che premia chi risparmia energia, chi la autoproduce da impianti puliti, chi investe nella gestione delle reti energetiche e nell'accumulo.


Le scelte indispensabili

1-
Cambiare il meccanismo di scambio sul posto dell’energia elettrica. Elevando fino a 5MW la possibilità di accedere al meccanismo per gli impianti da fonti rinnovabili e in cogenerazione ad alto rendimento, come alternativa agli incentivi. Introducendo per gli impianti da fonti rinnovabili e in cogenerazione ad altro rendimento fino a 200 kW la possibilità di accedere allo scambio sul posto di energia attraverso net metering programmato, ossia di bilancio tra energia elettrica prodotta e consumata nell’anno.

2-
Introdurre la possibilità per l'energia termica ed elettrica prodotta da impianti da fonti rinnovabili fino a 5 MW e in cogenerazione ad alto rendimento, che non beneficiano di incentivi, di poter essere venduta attraverso contratti di vendita diretta tra privati o a soci di cooperative o a utenze condominiali sulla base di accordi bilaterali nel rispetto delle condizioni di sicurezza e stabilità del servizio e che possa essere distribuita attraversi reti di distribuzione private o utilizzando le reti di distribuzione esistenti. Stabilire chel'autorità per l'energia elettrica e il gas entro 60 giorni definisca le regole per l'attuazione dei contratti di vendita diretta attraverso i SEU (servizi efficienti di utenza)i RIU (reti interne di utenza) e per lo scambio sul posto del net-metering programmato, delle specifiche tecniche per la gestione, la sicurezza e l’accesso alle reti locali.

3-
Eliminare tutti i sussidi diretti e indiretti per le fonti fossili, attraverso un intervento sulle bollette che elimini tutte le voci legate a fonti “assimilate”, rimborsi per centrali inquinanti di riserva o nelle isole minori, oneri impropri e vantaggi per i grandi consumatori che devono essere sostituiti con incentivi per gli interventi di efficienza energetica.

4-
Introdurre una carbon tax  sulla produzione termoelettrica, che spinga innovazione e concorrenza nell’offerta elettrica, premiando l’efficienza in termini di emissioni di CO2. Attraverso un intervento sull'accisa da differenziare sulla base delle emissioni di CO2prodotte dagli impianti si potrebbe spingere questa prospettiva. Una politica di questo tipo si integra con il sistema ETS per spingere sull’innovazione  e soprattutto permetterebbe di premiare le produzioni più efficienti (come le centrali a gas a discapito di quelle a carbone o a olio combustibile) generando nuove risorse.

5-
Riformare le regole delle tariffe biorarie per gli utenti domestici. Per tornare a condizioni di reale vantaggio per coloro che riducono i consumi nei periodi della giornata di picco dei consumi, spingendo l’Autorità per l’energia elettrica a perseguire gli accordi di cartello tra le imprese per tenere alti i prezzi dell’energia elettrica e rifarsi così dei mancati guadagni per la crescita della produzione da fonti rinnovabili, e in particolare del fotovoltaico durante le ore centrali della giornata.

6-
Rivedere la normativa che riguarda regole di approvazione dei progetti da fonti rinnovabili per uscire da una situazione di totale incertezza che non offre alcuna garanzia di trasparenza e informazione per i territori coinvolti e neanche per gli imprenditori onesti. Per continuare nella crescita delle installazioni si deve intervenire con politiche disemplificazione per gli impianti di piccola taglia e al contempo di tutela introducendoprecisi criteri da rispettare per aiutare l’integrazione nel paesaggio e nel territorio degli impianti da biomasse (con precisi criteri per favorire filiere corte), idroelettrici (per garantire deflussi minimi vitali e la tutela dei bacini idrografici), eolici (per garantire tutela della fauna e integrazione paesaggistica), geotermici (per la tutela della falda idrica) e solari. IlGoverno deve intervenire con nuove regole e verificare il recepimento delle Linee Guida nelle diverse Regioni italiane, alla luce anche del “Burden Sharing”, ossia gli obiettivi di sviluppo delle rinnovabili per rispettare gli obiettivi fissati dall’Unione Europea al 2020.

7-
Reintrodurre un sistema di incentivi in conto energia per la sostituzione di coperture in amianto con tetti fotovoltaici. La cancellazione di questo incentivo ha infatti tolto a famiglie e imprese una speranza fondamentale di rimuovere dai tetti una fibra letale e il cui utilizzo è vietato dal 1992. Ripristinare l’incentivo è fondamentale perché sono in attesa di bonifica circa 50mila edifici pubblici e privati e 100 milioni di metri quadrati strutture in cemento-amianto, a cui vanno aggiunti 600mila metri cubi di amianto friabile.

8-
Introdurre come in Germania un sistema di incentivi per le famiglie e le piccole e medie imprese per impianti fotovoltaici integrati con sistemi di accumulo vincolati a contratti di net-metering programmato con almeno il 60% della produzione in autoconsumo.

9-
Creare condizioni di vantaggio per tutti gli interventi di riqualificazione energetica e statica del patrimonio edilizio. Rendendo permanenti le detrazioni fiscali (65%) per gli interventi di miglioramento delle prestazioni energetiche del patrimonio edilizio, allargandole alla messa in sicurezza antisismica e differenziandole rispetto al contributo apportato in termini di riduzione dei consumi energetici. Utilizzando la leva dei fondi strutturali 2014-2020 per dare certezza agli interventi di riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico da parte degli Enti Locali, escludendoli dal patto di stabilità, e di incentivi per gli interventi da parte dei privati su edifici condominiali dove si realizzi il miglioramento della classe energetica.

10 -  Approvare delle specifiche regole per la realizzazione degli impianti eolici offshore, per uscire da una situazione di conflitti e polemiche per la totale assenza di qualsiasi riferimento per la valutazione degli impianti e il coinvolgimento del territorio. Prendere a modello la Spagna che ha stabilito con un piano aree compatibili e incompatibili o la Francia che ha promosso una gara per la selezione di proposte in aree individuate come compatibili.


venerdì 18 ottobre 2013

RcAuto, se il Governo decide di rompere le scatole...nere

                                 

In questi giorni si stanno delineando le linee guida del provvedimento che il Governo sta per emanare in materia di Rc Auto. Le indiscrezioni fanno emergere l'intenzione di far venir meno l'obbligatorietà, da parte delle compagnie, di prevedere un'offerta con la scatola nera a proprio carico, prevedendo, altresì, l'obbligo di sconto nel momento in cui il cliente decidesse di dotarsi, a proprie spese, di tale dispositivo satellitare.
Si prevede una radicale inversione di marcia rispetto a quanto previsto dall’art. 32 del DL 1/2012 che, dopo la conversione in legge prevede che “i costi di installazione, disinstallazione, sostituzione, funzionamento e portabilità sono a carico delle compagnie che praticano inoltre una riduzione significativa rispetto alle tariffe”, introducendo un obbligo di proposta assicurativa con scatola nera in capo alle imprese assicuratrici ma, prevedendo che tutti i costi dovessero essere a carico di quest’ultime, l’obiettivo veniva vanificato dalle resistenze delle Compagnie a promuovere e valorizzare l’offerta telematica. La nuova versione ipotizzata riesce però a fare peggio, eliminando addirittura l’obbligo della proposta con scatola nera e spostando in capo all’assicurato l’intero onere di tale tecnologia. Si ritiene invece che sia fondamentale il vincolo in capo alle imprese assicuratrici di disporre e promuovere anche una polizza rc auto con scatola nera, lasciando però libertà al mercato (così come è avvenuto finora) di autoregolamentarsi in merito alla ripartizione dei costi. Vi sono infatti Compagnie più virtuose, che avendo già riscontrato i molteplici benefici della scatola nera, da tempo hanno deciso di accollarsi tutti i relativi oneri e sarebbe un delitto disperdere queste importanti conquiste, introducendo una norma che obbligatoriamente riporta l’intera spesa a carico dell’assicurato. Sarebbe più corretto prevedere entrambe le ipotesi lasciando alle Compagnie la discrezionalità in merito alla scelta. Ovviamente, le due ipotesi dovranno essere regolate in maniera diversa sotto l’aspetto tariffario premiando maggiormente il consumatore che ha deciso di dotarsi autonomamente della scatola nera e di sostenerne i costi.
Occorrerebbe non solo prevedere un obbligo di proposta da parte delle Compagnia (minimo indispensabile), ma introdurre da subito l’obbligatoria presenza sui veicoli di nuova immatricolazione e sul parco circolante sulla scia di quanto già previsto a livello europeo per i sistemi “e-call”. Questi dispositivi saranno obbligatori a partire dal 2015 su tutti i veicoli di nuova immatricolazione e pertanto sarebbe opportuno anticiparne l’entrata in vigore al 2014 ed estenderne l’ambito di applicazione, dalla sola sicurezza e protezione personale, alle tematiche dell’antifrode. Intervenendo poi direttamente nella fase di allestimento e vendita del veicolo, nuovo e usato, possono essere ridotti i costi di installazione e più equamente ripartiti su tutta la filiera (case auto, concessionari, autosaloni, ecc…) evitando che gravino unicamente sulle imprese di assicurazione e sui consumatori. Raggiungere più velocemente possibile la copertura del parco veicoli circolante non è solo da leggere in funzione antifrode ma anche nell’aumento della responsabilità dei conducenti e nella modifica in positivo dello stile di guida dei cittadini, infine ma non ultimo come motivo, nell’aumento della sicurezza del trasporto privato con indubbie capacità di intervento e soccorso immediato in caso di incidente.
Occorre, infine, che si definisca il protocollo unico dei dispositivi per consentire l'interoperatività tra provider e la trasferibilità dell'apparato tra diversi operatori, in un'ottica di una auspicata mobilità assicurativa. L'esempio è quello della telefonia mobile: il consumatore è libero di cambiare gestore, senza dover cambiare apparato.
La telematica offre l'opportunità di superare i differenziali tariffari tra cittadini italiani residenti in province a "rischio frode" e quelle meno rischiose ( capitolo da affrontare a parte, visto che le statistiche creano seri dubbi su tali convincimenti "assicurativi" ), raggiungendo l'obiettivo di premiare gli assicurati "virtuosi" in ogni parte d'Italia, attraverso una personalizzazione del premio basata su dati soggettivi e non più genericamente basati sulla residenza.

giovedì 17 ottobre 2013

Game Over, stop alle macchinette mangiasoldi!

Dopo aver contato i ricavi adesso si contano le perdite, ma nessun calcolo economico può considerare lo svilimento culturale di una Società.
Ed ora mettiamoci un argine – Stop alle macchinette mangiasoldi.

Abbiamo superato i 50 miliardi di incassi, L'Italia, rappresenta il 16% del mercato europeo e il 5% del mercato mondiale. In Italia abbiamo superato di 3 volte il numero di videopoker pro abitante esistenti negli USA, il paese di Las Vegas. Non può stupirci quanto riportato da Eurispesnella sua ricerca connessa alle ludopatie tra cui il dato della spesa media dei cittadini maggiorenni che arriva a ben 1.703 euro con una media per il Lazio di ben 2.078 euro. Gli studi del CNR invece ci dicono che ben il 42% dei cittadini tra i 15 ed i 64 anni ha giocato almeno una volta all’anno. Ben due milioni i giocatori a rischio, quasi un milione quelli che hanno mostrato sintomi patologici.
Il gioco d’azzardo legalizzato inizialmente ha prodotto benefici economici per lo Stato sotto forma di introiti fiscali, ma al tempo stesso ha portato ad un incremento delle turbe psichiatriche spesso associate alla dipendenza. Le cifre sopra riportate raccontano di un fenomeno in costante crescita,lotterie tradizionali e istantanee (tipo gratta e vinci), cresciute del 193,2%, solo per portare un ulteriore esempio. L’illogicità di scelte che sono finalizzate ad un serio malessere individuale e sociale in controtendenza ad una profonda crisi economica che colpisce anziani, famiglie, ceti medi che riducono fortemente i consumi alimentari, del benessere ed igiene, del vestiario ed arrivano persino a diminuire le cure mediche, troppo spesso presi in un vortice di piacere illusorio che comporta un comportamento violento, una crisi familiare, a volte comportamenti antisociali e delinquenziali.
Il Progetto di Dario Nanni ci vede convinti sostenitori della filosofia in cui di deve intervenire, da un lato a limitare il dilagare del fenomeno e della proliferazione delle sale gioco e dell’istallazione di slot machine negli esercizi pubblici, dall’altro nel sostenere gli esercizi che si rifiutano di istallare macchinette mangiasoldi, rifiutando di fatto quello che appare un buon affare per il privato ma che a livello collettivo produce danni superiori ai benefici prodotti.
Abbiamo voluto iniziare con Game Over, e con le stesse parole vogliamo concludere questo breve incontro perché queste siano l’inizio di una nuova affermazione della cultura della legalità, del rispetto e della coscienza sociale. Un ripristinare i valori fondanti il vivere comune che troppo sono stati latitanti nel nostro Paese e che oggi ripartono da Roma grazie all’iniziativa di cui rendiamo conto in questa sala dei gruppi Consiliari del Comune di Roma.

​​​​​Fabrizio Premuti Presidente ​Konsumer Italia

​​​​Per delega A.C.U. e Movimento Difesa del Cittadino

mercoledì 16 ottobre 2013

Conferenza Stampa su "Regolamentazione Sale gioco e Slot machine"

Conferenza Stampa

"Regolamentazione Sale gioco e Slot machine"

Venerdì 18  alle ore 12.00 presso la Sala Conferenze dei Gruppi Consiliari in via delle Vergini 18 III° piano ( Roma ) si terrà la conferenza stampa di presentazione della delibera di iniziativa consiliare sulla regolamentazione delle sale gioco e l'installazione di 'Slot Machine' negli esercizi pubblici.

Partecipano:

Dario Nanni Presidente commissione Lavori Pubblici

Fabrizio Premuti Presidente Konsumer Italia ( con delega a rappresentare anche MDC ed ACU )
Bianca la Rocca Presidente SOS Impresa



"Roma  detiene il primato italiano per la diffusione del gioco d’azzardo, con la presenza di ben 294 sale giochi e più di  50 mila slot machine distribuite tra Roma e Provincia e che proprio a Roma, a nel quartiere Appio, è presente  il più grande locale d’Europa con ben 900 postazioni di gioco. Molte associazioni del settore  hanno da tempo lanciato l’allarme che il gioco d’azzardo è divenuto ormai una piaga sociale, al pari di tutte le altre forme di dipendenza, andando a rappresentare un costo estremamente elevato in termini di vite umane e sociale. Peraltro le indagini effettuate dalla DDA hanno evidenziato a Roma una presenza molto elevata della criminalità organizzata nel circuito del gioco d’azzardo. E' per questi motivi che ho deciso di proporre nuovamente la delibera di iniziativa consiliare  presentata nella scorsa consigliatura per porre un argine ad una piaga sociale che colpisce migliaia di persone nella nostra città."

E' quanto dichiarato dal Consigliere Comunale del PD Dario Nanni.